Cecità [spoiler alert]

71Q5kCDz-ILAvevo preso in mano quel libro con leggerezza. Avevo già letto quasi tutto del grande portoghese, a cominciare dai suoi più celebri romanzi, L’anno della morte di Ricardo Reis, Memoriale del convento, e soprattutto avevo amato La caverna. Avevo dimestichezza per quella prosa dolce e forbita, per quel gusto dell’ironia elegante ma implacabile, per il suo girovagare tra temi ed epoche differenti. Per tutto il resto però non ero preparato. Con Cecità stavo leggendo fantascienza? Forse fantapolitica? Era un thriller surreale o addirittura un horror? La sua lingua era come sempre riconoscibilissima, ma quell’ansia, quella tensione non me le aveva mai trasmesse prima. È stato come se tutta la sua visione dell’umanità composta nel vasto mosaico dei suoi romanzi fosse precipitata a un livello brutalmente essenziale e il pretesto per arrivarci era proprio quel po’ po’ di epidemia che si era inventato. Di fronte al cataclisma fantascientifico l’umanità rimaneva nuda, anzi “cieca”, mostrando fianco a fianco la peggiore animalità e la solidarietà più tenace.

Chissà se si è divertito il coltissimo, raffinato e garbato signore del romanzo portoghese a farmi trepidare e affannare e inorridire come se stessi dentro a un angosciante pulp. Tanto poi sapevo che stavo maneggiando letteratura altissima; tanto mi rendevo conto che erano – come al suo solito – finezza e sarcasmo a reggere il tutto; tanto poi alla fine trionfa il gesto d’amore di una donna e torna la luce.

signor C.

Cecità, José Saramago, Feltrinelli

Traduzione di Rita Desti

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