Gli ambasciatori – Henry James

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Un classico è un blocco, un edificio compiuto e indivisibile. Anche se non è un’opera mondo, anche se è spezzato in due parti tra loro differenti come il Don Chisciotte, anche se è incompiuto come i romanzi di Kafka, un classico ha la sua struttura architettonica poderosa, le sue colonne, i suoi angoli e i suoi spigoli, le sue navate. Una riedizione, magari con nuova traduzione, è sempre un bel momento. Profuma e invoglia. Dà soddisfazione sentire tra le mani quel tomo pesante. Mi capita anche con il nuovo Gli Ambasciatori edito da Elliot. Un blocco, appunto; compatto come un macigno, densissimo. Ma l’effetto è strano, perché più o meno sono gli anni di Proust e siamo a Parigi e i personaggi sembrano simili. Sono ricchi, concentrati su196px-el_ingenioso_hidalgo_don_quijote_de_la_mancha loro stessi, sulle sensibilità e sui sentimenti. Nessuno sta lì a tirare la carretta. Però con James non sbatti contro quello che di lì a pochi anni sarà il flusso interminabile delle interminabili frasi proustiane. È come se avesse messo in un frullatore parole, descrizioni, caratteri e ne fosse uscito il famoso blocco classico. Per giunta è americano; sarà pure la Parigi a cavallo tra ‘800 e ‘900, ma la vede e la vive da americano, con un bel laccio che lo tiene ancorato forte alla madrepatria d’oltreoceano. E americani sono quasi tutti i suoi campioni. Se decidi di entrare in questo blocco, fai fatica a orientarti, a muoverti e districarti tra le frasi complesse e vischiose. Ma poi ti 2011%2f33476senti al calduccio lì dentro, non hai più nessuna intenzione di andartene, anzi vorresti partecipare alle conversazioni, impicciarti, capire bene cosa frulla per la testa a quelli e spettegolare con loro. Perché vanno bene le sfumate figure decadenti, il raffinato estetismo, i tortuosi ragionamenti, ma quello che alla fin fine mi intriga è il gioco in punta di fioretto tra il fascinoso Strether e la Gostrey, finta algida. Raffinato quanto si vuole, ma vecchio come il mondo.

 

Signor C.

Gli ambasciatori, Henry James, Elliot 2016

Traduzione di Marcella Bonsanti

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